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La creatività, colei che permette di creare qualsiasi forme d’arte, ha origine nel cervello di chiunque.

Se inizialmente si pensava che la parte sinistra del cervello fosse logica e analitica e quella destra creativa e innovativa, in realtà si è scoperto che il cervello è molto più complicato della dicotomia sinistro-destro, ne è un esempio come la musica viene processata dal cervello. Se vuoi saperne di più clicca qui. Sappiamo infatti che le stesse persone che non sono in grado di allacciarsi i bottoni della giacca, sono le stesse che sono ancora in grado di leggere le note, confermando il fatto che la musica in realtà comprende diverse aree del cervello. E se prima si pensava che la creatività fosse solo associabile alla parte destra dell’emisfero, in realtà si è scoperto che non è così. Questo deriva da uno studio su pazienti con danni celebrali a cui era stato chiesto di eseguire alcune attività, avendo come risultato che era in realtà la corteccia frontale, legata al movimento e alle emozioni, ad essere associata alla creatività. Nuove ricerche hanno però dimostrato che anche l’ippocampo, di fondamentale importanza per la memoria, viene coinvolto nella creatività. Ma da dove nasce questa?

In una ricerca, un team di scienziati ha esaminato 163 persone attraverso la risonanza magnetica facendole partecipare a un esame: una persona aveva 12 secondi per pensare a come utilizzare creativamente l’oggetto mostratogli. Dalla risonanza si è scoperto che sono 3 le regioni chiave per il pensiero creativo:

  • Default mode network: attiva quando la persona non sta facendo nessuna attività e lascia la mente andare, quindi correlata al mind wandering e daydreaming, serve a produrre nuove idee
  • Executive control network: si attiva quando una persona si concentra e sceglie, fra le idee del primo network, quelle più appropriate
  • Salience network: individua gli stimoli ambientali ed elabora le informazioni finali del secondo network

Più la relazione fra queste 3 aree è forte, più la persona sarà creativa.

Inoltre, l’area default mode network è associata anche all’improvvisazione musicale: in una ricerca, la corteccia mediale prefrontale dei pianisti jazz si è attivata maggiormente durante l’improvvisazione che durante l’esecuzione di una melodia. Ciò porta a pensare ad una correlazione fra improvvisazione musicale e azioni lasciate libere.

Molto spesso poi veniamo colpiti dalle idee migliori nel bel mezzo della notte, quando siamo in macchina o quando ci stiamo rilassando: sostanzialmente quando non siamo concentrati sull’attività. Questo perché il cervello musicalmente creativo è abituato a volte ad una perdita di controllo per dare spazio anche ai segnali creativi più deboli di emergere. 

La creatività musicale nasce quindi nel cervello attraverso la coordinazione di più aree a cui, a quanto pare, non deve mancare anche qualche ora di procrastinamento. La creatività deriva da una combinazione di azioni, ricordi e sentimenti ma non tutti sono in grado di mettere in relazione questi tre elementi per far nascere un qualcosa che funzioni seriamente. E guarda caso, è la stessa cosa che avviene anche nella musica.


Chiara Troise