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La musica rap è stata spesso accusata di promuovere la criminalità, quasi dimenticando le sue origini nel Bronx e la nascita della Zulu Nation che ha salvato diversi giovani dalla strada.

Diverse volte la musica è stata accusata di influenzare le persone, il rap in particolare di promuovere la criminalità a causa dei testi che spesso sono caratterizzati da storie criminali commesse dalle gang. Chris McDaniel, candidato senatore del Mississippi, una volta ha detto che la violenza armata fosse un risultato della cultura hip hop. Alle sue dichiarazioni però si oppongono i dati dell’FBI: all’aumentare della popolarità dell’hip hop, la violenza negli Stati Uniti è diminuita. La risposta quindi non può essere ne bianca e né nera ma forse le radici e la nascita di questa cultura possono aiutare a inquadrare il problema.

Bronx, 1970. La Cross Bronx Expressway che era stata costruita nel 1950 portò a una svalutazione del quartiere a cui seguì il trasferimento delle persone bianche in altre zone. Al loro posto afroamericani, caraibici e latino americani si trasferirono qui creando gang e associazioni criminali usate per sostenersi tramite il ricavo di attività illecite. Il tasso di povertà era altissimo e il Bronx raggiunse il più alto rate di omicidi in America in quell’anno proprio a causa della spaventosa guerra fra bande. Reagan, dopo la sua visita nel Bronx, disse di “non aver mai visto una cosa simile dai tempi della Londra bombardata dai nazisti”. Si contavano 12 300 incendi, macerie e zone sotto assedio: il Bronx bruciava, letteralmente.

Bronx nel 1970, auto abbandonate e strade distrutte

Bronx, 1980. I ragazzi stabilirono una tregua dalla guerra fra gang ed è in questo periodo che il Bronx comincia a rinascere. La convivenza pacifica favorì lo scambio culturale ponendo le basi del block party. È qui che si inquadra DJ Kool Herc, il quale fu il primo a organizzare la prima festa hip hop al 1520 di Sedwig Avenue l’11 agosto 1973. La festa vide la presenza solo di 40-50 persone ma fu di un’importanza culturale ampissima. Erano nate le 4 arti dell’hip hop: DJ’ing, MC’ing, B-boyng e writing. A lui si affianca, in un’altra parte della città, Grandmaster Flash il quale stava sviluppando la nuova tecnica che Herc aveva creato. E infine Afrika Bambaataa, rapper e disc jockey che iniziò a dedicarsi alla musica proprio perché influenzo da Herc.

I tre erano la Santissima trinità: è proprio grazie al loro contributo che nacque l’hip hop. Ed è proprio grazie al loro contributo che la guerra fra bande diventò una battle fra crew. Il Bronx poteva finalmente, molto lentamente, rinascere. Proprio grazie all’hip hop. E proprio grazie a Bambaataa.

b-boyng
Image by © Bettmann/CORBIS

Bambaataa, essendo cresciuto nel Bronx, faceva parte di una gang (i Black Spades) ma voleva risvegliare il senso di comunità e per farlo, capì di dover agire direttamente sui leader delle gang: nasce la Universe Zulu Nation. Nata nel 1973, l’organizzazione voleva veicolare messaggi etici, positivi, proprio per arginare tutta la violenza che nel passato aveva caratterizzato il quartiere. Ed è proprio per questo che la Zulu Nation professa uguaglianza, rispetto e giustizia condannando odio e razzismo. Aiutando le vittime di violenza, la Zulu Nation si impose – e continua a imporsi – l’obiettivo di combattere senza sosta ogni forma di violenza. 

Anni dopo, l’hip hop è stato spesso condannato come genere che esalta la violenza e la criminalità dimenticandoci però che fu proprio la sua nascita a terminare la guerra e portare la pace nel Bronx. Salvando la vita e il futuro dei ragazzi di quel quartiere. Proteggendoli dalla criminalità. Ricordandogli che nonostante siano stati dimenticati dalle autorità, una via di fuga era possibile. Ed era proprio la musica, era proprio l’hip hop.