Jurij Ricotti ci racconta come sta cambiando la sua professione in questi anni
Il Mercato musicale nel 2026
Salve sono Jurij Gianluca Ricotti, mi occupo di Mix e Mastering professionalmente a livello internazionale con artisti oramai noti tra cui A. Bocelli. V. Grigolo, Morricone, Celine Dion, Tony Renis etc. etc. Il mio, il nostro lavoro di tecnici del suono si è negli anni rimodellato ed ha raggiunto un livello di expertise più alto che in passato. Un processo che ha richiesto anni di studio e lavoro e che fornisce oggi spunti riflessivi interessanti spesso condivisi con la maggior parte dei miei colleghi sul mio canale YouTube JGRStudios, o sui social. Il nostro lavoro si muove in un mercato musicale in continua evoluzione, o involuzione dipende dal punto di vista.
Questo mercato sta attraversando proprio ora una profonda crisi di identità sociale che si allontana proporzionalmente dall’evoluzione tecnologica ma ad un certo livello ci si riconnette in modo inaspettato.
Gli spunti di questo pensiero sono diversi, vorrei però concentrarli su due aspetti, uno culturale generale, ed uno puramente tecnologico.
Chi come me si occupa anche di informatica collaborando a stretto contatto con le software house del settore, ha spinto e spronato ad un continuo avanzamento tecnico per alzare costantemente quell’asticella immaginaria votata alla qualità.

Il mercato dell’audio recording ha così creato strumenti potenti e precisi rispetto a quello che immaginavamo 10 anni prima. Nel 2018 si è potuto pensare all’intelligenza artificiale in modo completamente diverso rispetto i decenni precedenti grazie proprio all’arrivo dei modelli LLM.
Dall’altro lato però la qualità della musica non soltanto a livello tecnico (armonico melodico) si è impoverita ma è regredita anche verso una linguaggio più semplice e immediato che si conformava allo standard culturale dell’epoca social.
Credo, come altri, che questo impoverimento culturale abbia contribuito ad innescare una crisi creativa, un imbarbarimento culturale generale tanto da permettere al settore tecnologico di diventare concorrente di se stesso, ossia arrivare a generare musica “accettabile” invadendo così il suo stesso mercato.
Da una parte assistiamo ad una rincorsa verso le AI generative dall’altro ad una perdita di intere filiere di mercato dedicate proprio ad un settore semi professionale che alimentava le aziende. In pochi ascoltarono questo avvertimento 5 anni fa, quando insieme ad altri esperti del settore vedemmo una curva discendente nei posti di lavoro creativi.
Alcuni hanno semplicisticamente paragonato l’avvento delle AI alla rivoluzione industriale del secolo scorso, senza però contestualizzarla né prevedendo la velocità del cambiamento che all’epoca era infinitamente più lenta, parliamo di un cambiamento generazionale contro un cambiamento annuale attuale.
In ogni caso il settore musicale è caduto molto velocemente in questo vortice, i ragazzi che oggi si affacciano alla produzione musicale, conservatori esclusi, hanno perso interesse nell’apprendimento e lo studio, delegando alle AI la creazione che può facilmente soddisfare il loro ego/ludico senza alcuno sforzo creativo. Questo porta poi anche alla distruzione del settore streaming che conseguentemente si trova invaso letteralmente di musica clonata inquinando le classifiche e defalcando gli introiti degli artisti.
Nel mentre gli strumenti musicali, scuole di musica, insegnanti, computer, software audio, plugin, schede audio, microfoni, cavi etc etc, tutta la filiera indispensabile allo studente è diventata obsoleta ed inutile perché l’output fornito dai modelli AI copre tutto in modo funzionale.
Tutti i format che richiedevano una produzione audio “low budget” ora possono bypassare il musicista, arrangiatore e fonico che prima scrivevano, suonavano e mixavano i prodotti del settore. Parliamo ad esempio di colonne sonore per documentari, video games, serie tv, addirittura film di serie B e C. Era comunque un settore “medio” che permetteva a tutta una serie di neo professionisti di iniziare ad entrare nel mondo del lavoro del settore audio, di farsi le “ossa” di crescere e allo stesso alimentare una filiera di produttori che sviluppavano tecnologia.
Oggi aziende come Netflix hanno iniziato a sostituire il doppiaggio della maggior parte dei loro prodotti con AI di voci virtuali mettendo in crisi anche quel settore. Presto lo sarà anche con gli attori stessi. Los Angeles, dove spesso lavoro, ha cambiato pelle, molte zone si sono spopolate mettendo in crisi a loro volta anche i settori di servizio come supermercati, parrucchieri, bar, ristoranti etc etc.
Oggi assistiamo a questa flessione, questo cambio di rotta, dove solo i professionisti che riescono a fornire un output migliore rispetto a quello fornito dalla AI lavorano, mentre non sembra esserci un ricambio generazionale.
Mancando nuova utenza le aziende del settore musicale sono entrate in crisi, a chi venderanno i loro prossimi prodotti? Assistiamo già da anni alla fusione tra esse, mentre altre chiudono. 5 anni fa abbiamo visto Fender acquisire Presonus, ufficializzando solo quest’anno la transizione, per avere un settore tecnologico che mancava, Native Instruments aveva acquistato Plugin Alliance e Brainworks per poi andare in bancarotta proprio la settima scorsa a causa della mancanza di nuova utenza. Presto vedremo altre aziende integrarsi o chiudere perché non sembra esserci più un settore in espansione ma in contrazione.
Lo stesso cambiamento sta intaccando pesantemente anche il diritto d’autore ormai frantumato dalle aziende di AI generativa, aziende che cercano di trovare accordi con le Major discografiche ormai incapaci di crearsi un nuovo catalogo.
Ognuno cerca un modo di integrarsi e sopravvivere alla valanga AI in arrivo nei prossimi mesi.
Il settore Live sembra al momento reggere molto bene, un settore dove la tecnologia è migliorata tantissimo negli ultimi 10 anni e ha portato ad una gestione più semplice e performante in ogni contesto indifferentemente dal genere musicale trattato, l’essere umano rimane al centro della performance.
Spero di avervi dato diversi spunti riflessivi.
Jurij Gianluca Ricotti


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