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L’annuale rilevazione dei dati di mercato Dismamusica ha portato in evidenza che la crisi generale ha investito anche il nostro settore. Il mercato nel 2010 ha registrato un -5,7% sul 2009.

“Gli strumenti musicali e le edizioni nel 2010 hanno subìto un pesante ridimensionamento in termini di fatturato” questo è il primo commento che sorge spontaneo a chiunque guardi quel numerino in basso a destra (come quello dei bilanci aziendali, come in effetti è) nella rilevazione dei dati di mercato del 2010.
Come dato assoluto il bilancio è negativo, non vi è dubbio, ma se facciamo una analisi più approfondita delle cifre, per capire e non per giustificare, allora ci rendiamo conto che le ferite ci sono ma sono meno serie di quanto sembrino, e che quelle gravi sono decisamente poche, e perfettamente curabili.
Scendendo un po’ più nel dettaglio, voglio soffermarmi sulle tre colonne portanti della rilevazione: QUANTITÀ – FATTURATO – PREZZO.
Guardando con attenzione si nota subito che, nella voce QUANTITÀ, su 24 famiglie che compongono questa colonna (delle quali 21 valorizzate), 10 hanno avuto un incremento e 11 un decremento. Così come nella colonna FATTURATO dove, nonostante appaia evidente il valore negativo, si evidenzia che, su 24 famiglie di prodotti, 12 hanno avuto un incremento e 12 un decremento. È una parità apparente, perché ciò che conta è la somma dei rispettivi fatturati. Questo è vero, però viene alla luce che l’andamento negativo non è generalizzato, non è distribuito su tutte le famiglie, e ciò consente di individuare ed identificare in maniera precisa le aree di prodotto sulle quali si deve intervenire. I settori sui quali grava il peso di questo risultato, dove si riscontra una riduzione sia in termini di pezzi che di fatturato, infatti sono solo 6 su 24, e più precisamente:
- CHITARRE, tutte, compresi gli STRUMENTI A PLETTRO, che globalmente generano una contrazione di –9.702.627 Euro
- STRUMENTI AD ARCO, che generano una contrazione di -533.316 Euro.
- AMPLIFICAZIONE DEL SUONO la cui diminuzione si valuta in -5.123.492 Euro
- PROCESSORI DI SEGNALE responsabili di una diminuzione di -1.079.841 Euro
- EDIZIONI MUSICALI che accusano una contrazione pari a -989.179 Euro
- ACCESSORI, la cui diminuzione in fatturato è pari a - 9.748.685 Euro.
Guardando i dati sopra riportati il cerchio si stringe ancora: infatti dei 6 settori che compaiono sono solo 3 i principali responsabili e più precisamente: chitarre, accessori, amplificazione del suono seguiti poi da processori di segnale, edizioni musicali e strumenti ad arco. A valore, la somma di queste voci totalizza – € 27.177.140 mentre la differenza tra il risultato globale degli ultimi due anni è inferiore ed ammonta a – € 20.561.448, il che significa che i settori che hanno chiuso l’anno in crescita hanno realizzato un + € 6.615.692, cifra che è stata di grande aiuto sul risultato finale perché ha ridotto le perdite del 24,34%.
Ragionando infine a proposito dell’andamento del PREZZO, si nota che 8 famiglie hanno aumentato i prezzi e 13 li hanno diminuiti. Delle 8 che li hanno aumentati 5 hanno incrementato il fatturato e 3 l’hanno diminuito con un bilancio positivo a favore di quelle in aumento, mentre, per le 13 che invece hanno diminuito i prezzi, 6 hanno incrementato il fatturato e 7 l’hanno diminuito con un bilancio finale negativo dovuto principalmente alle chitarre, seguite a ruota dai fiati.
Conclusioni Un anno che ha dato una scossa a buona parte del comparto strumenti musicali ed edizioni ma che ci ha anche indicato dove dobbiamo intervenire. Un anno che era iniziato con un segnale di cauto ottimismo derivato dagli incoraggianti risultati del 2009 dai quali sembrava che non avremmo subito l’effetto della crisi economica finanziaria e che l’avremmo addirittura evitata, come già successo in passato. Il risultato del 2010 dimostra inequivocabilmente che la crisi, la più grande e la più lunga dal dopoguerra (iniziata nel 2008), ha invaso anche il nostro settore. I dati di mercato del 2010 ne sono l’effetto.
La causa principale non risiede nei prezzi o nei prodotti. Anzi, l’analisi fatta dimostra che iniziative da parte di distributori, produttori e rivenditori ce ne sono state e che sforzi ne sono stati fatti in tutte le direzioni per arginare e dirottarne l’incessante avanzata, ma che nonostante il tenace impegno da parte di tutti, questi sforzi non sono stati sufficienti.
La causa principale risiede nel fatto che, nonostante il nostro sia un settore di nicchia e di valori modesti, siamo entrati nel vortice di coda della crisi e che probabilmente stiamo attraversando ciò che molti altri settori hanno attraversato e superato parzialmente lo scorso anno. È anche giusto dire che, in generale, per tutte le economie avanzate, inclusa l’eurozona salvo alcune eccezioni nell’area del sud Europa, il 2010 è stato l’anno dell’inversione di un periodo fortemente penalizzante a cui anche l’Italia si è agganciata evidenziando una crescita dell’1,3%. Certo, la crescita è stata inferiore alla media nell’ambito dell’eurozona, e recupera solo un quarto della ricchezza persa nel corso del 2009. Bisogna del resto ammettere che, al netto delle scorte, il cui contributo è stato di circa sette decimi di punto, la crescita risulta essere appena dello 0,6% rispetto al 2009 ma, in tutti i casi, è pur sempre una crescita e una effettiva dimostrazione di inversione di tendenza.
Per il biennio 2011-12 le previsioni sono molto prudenti e tracciano una lieve tendenza al ribasso rispetto al 2010 che ridurrebbe all’1% la crescita dell’anno in corso per risalire ad un 1,2% nel corso del 2012. Condizione imprescindibile per la ripresa della crescita sarà l’intervento sul mondo del lavoro. Infatti il tasso di disoccupazione si è ulteriormente accresciuto e gli impulsi recessivi continuano a trasmettersi soprattutto al sistema produttivo generando quindi gravi ripercussioni sui comportamenti di spesa visto che il reddito da lavoro rappresenta, per la gran parte delle famiglie italiane, la voce fondamentale nella formazione del reddito disponibile.
Considerando che siamo stati colpiti dalla crisi nella sua fase di coda e che rispetto ad altri settori il nostro risultato per il 2010, seppur negativo, è stato di una percentuale ben più bassa, si profila la reale possibilità di una ripresa che ci riporti verso i valori precedentemente raggiunti.
Claudio Formisano Presidente DISMAMUSICA
:: Versione integrale del commento ai dati (PDF)
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