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Insegnanti, genitori e psicologi si stanno impegnando per trovare risposte alle pressanti attese del mondo giovanile e delle famiglie. Ci si interroga sempre più spesso sui segnali del disagio, sulla capacità di riconoscerli e sulle possibili risposte che le nostre conoscenze di adulti sensibili e impegnati possono in qualche modo formulare. Ma forse si perde di vista un dettaglio importante: il linguaggio con il quale comunichiamo concetti e sentimenti. Il nostro è spesso un linguaggio costruito su schemi consueti e un po’ consunti.

Non possiamo essere sicuri che questo linguaggio venga compreso da chi, comunque, guarda comprensibilmente con sospetto a chi si muove all’interno di una istituzione, a chi è insegnante, psicologo, sociologo, politico o anche semplicemente genitore.

Perché allora non proviamo a immaginare una strada diversa e più completa per arrivare ai giovani con un messaggio che davvero soddisfi il loro bisogno di trovare risposte?
Perché non usiamo un linguaggio differente, diretto, che sia fuori dagli schemi, universale, e fatto di percorsi e non di proposte?

Il ruolo decisivo della musica

In molte parti del mondo si usa la Musica per ottenere questo risultato. Si usa la musica perché la pratica musicale educa alla socialità in modo diretto ed efficace. Educa al rispetto perché insegna a coordinare e a valorizzare l’apporto e le capacità di ciascuno (voce, percussione, corda, fiato, tastiera o altro). Educa al rapporto con il mondo esterno, perché chi suona non lo fa solo per sé, ma lo fa per essere ascoltato. Educa all’espressività, perché offre un modo pieno di affrontare ed esprimere le proprie tensioni emotive. Educa all’impegno, perché richiede di lavorare in gruppo.

music-brainE, in più, lo studio della musica sviluppa parti del cervello che normalmente non utilizziamo, o utilizziamo poco: ad esempio le parti preposte alle materie scientifiche (facilitandoci apprendimento e approfondimento di matematica, fisica, scienze).
Non solo: stimola la memoria fotografica, facilitando l’apprendimento delle lingue straniere, aumenta la capacità di riflessione e, grazie al ritmo, stimola anche la prontezza di riflessi e le capacità logiche del cervello.

Musica per contrastare il bullismo

rozzano_01Alla luce di questi fatti, e a fronte dell’imponente esperienza raccolta sul campo in anni e anni di esperimenti e di attività didattica, oggi si può dire con certezza che la musica è uno strumento straordinario anche nel contrasto dei fenomeni legati al bullismo. Gli esempi, in Italia come all’estero, sono praticamente infiniti; e vanno dagli studi condotti presso gli istituti universitari (come l’interessante iniziativa condotta nel 2006 dall’Università della Calabria sotto la guida di Eugenio Prete) alle esperienze didattiche concrete messe in atto nelle scuole di tutta la Penisola (valga per tutte l’esempio del progetto SBAM, di cui riferiva nel 2016 la webzine La Tecnica della Scuola).

DISMAMUSICA dedica sempre particolare attenzione a queste iniziative, nella convinzione che la diffusione di un’educazione musicale attiva, praticata “dal vivo” attraverso l’uso della voce e degli strumenti musicali, generi incalcolabili ripercussioni positive a livello sociale, educativo e culturale sulle nuove generazioni.

Nella foto, alcuni ragazzi del laboratorio musicale di Rozzano, realizzato con gli strumenti donati da DISMAMUSICA.